Il Festival di Sanremo nasce nel 1951 nella suggestiva cornice del Casinò della città ligure, con l'obiettivo di rilanciare la canzone italiana (e la localita` balneare) dopo la guerra. Da allora, anno dopo anno, è diventato la vetrina più importante della musica nostrana: dal debutto di leggende come Domenico Modugno e Mina, passando per le rivoluzioni stilistiche degli anni '70 e '80, fino alla consacrazione dei nuovi talenti e all'apertura verso ospiti internazionali. Il Festival ha saputo reinventarsi, restando sempre uno specchio fedele dei cambiamenti culturali e sociali del nostro Paese.

Ma perché, nonostante il suo successo, nessun italiano ammette mai di guardare il Festival di Sanremo? La risposta è una frase che e` quasi un proverbio: “Chi non guarda Sanremo, mente!”

In realtà, il Festival è un appuntamento irrinunciabile, una tradizione che ci unisce davanti alla TV, anche solo per criticare i cantanti o commentare i look. È un po' come il pranzo domenicale: tutti lo viviamo, ma nessuno lo proclama a gran voce. Sanremo è parte del nostro DNA culturale, forse perché ci permette di sentirci italiani, anche solo per una settimana all'anno.

Sanremo 2026: gli ascolti della seconda serata

Negli ultimi anni, poi, il Festival ha conquistato anche le nuove generazioni grazie ai social network, che hanno dato vita a fenomeni come il Fantasanremo. Questa originale competizione parallela trasforma la visione del Festival in un vero e proprio gioco di squadra: si formano squadre virtuali di cantanti e si guadagnano punti in base a gesti, look e curiosità che accadono sul palco. Così, Sanremo diventa ancora più coinvolgente e interattivo, unendo amici e famiglie in una gara fatta di meme, pronostici e tanto divertimento.

Quest’anno la Rai permette di gustare il festival anche dall’estero su RaiPlay: NON lo vedrai anche tu?